Legittimi i controlli per tutelare il patrimonio

I casi in cui l’azienda non viola la privacy personale

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L’uso di telecamere di videosorveglianza, se installate in aree accessibili a soggetti esterni e non in locali riservati ai dipendenti, non viola la privacy dei lavoratori.

È quanto emerge dalla sentenza n.3045/2025 della Corte di Cassazione che trae origine da un contenzioso tra un’azienda e un suo ex dipendente, licenziato per appropriazione indebita di pedane di merce.

La Corte d’Appello di Catania aveva già confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, riconoscendo la validità delle videoregistrazioni aziendali.

La Suprema Corte, respingendo il ricorso del lavoratore che aveva contestato l’utilizzo delle riprese – evidenzia Alfredo Accolla, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – ha ribadito il principio chiave secondo cui le telecamere installate in aree aperte al pubblico, con finalità di sicurezza e protezione del patrimonio aziendale, non configurano un controllo diretto sull’attività lavorativa”.

La Cassazione ha inoltre confermato la proporzionalità della sanzione espulsiva, sottolineando che la sottrazione di beni aziendali aveva compromesso in modo irreparabile il rapporto fiduciario tra il lavoratore e l’azienda.

La volontarietà dell’illecito era stata dimostrata attraverso elementi oggettivi, quali il disallineamento tra la merce caricata e quella prevista e la ripetizione della condotta fraudolenta nel tempo. In questo contesto – conclude Accolla – la visione delle registrazioni era avvenuta solo dopo la segnalazione di anomalie, circostanza che escludeva una sorveglianza preventiva e generalizzata sul personale”.