
Sace prevede una ripresa delle esportazioni del 9,6% nel 2021 per un comparto in cui l’Italia occupa il quinto posto nello scenario globale. Il settore vale globalmente 1.600 miliardi di euro, pari al 9% di tutto il commercio internazionale di beni. Il nostro Paese rappresenta all’incirca il 5% di questa torta.
I temi
- Il mercato globale
- Cos’è la meccanica strumentale
- Peculiarità del comparto in Italia
- Prospettive di ripresa post-Covid
Secondo posto in Europa, quinto nel mondo: la meccanica strumentale italiana occupa una posizione di rilievo in un settore che vale globalmente 1.600 miliardi di euro, pari al 9% di tutto il commercio internazionale di beni. Il nostro Paese rappresenta all’incirca il 5% di questa torta: meglio fanno soltanto Cina (19%), Germania (12,3%), Stati Uniti (10,3%) e Giappone (6,2%).
Ma cosa si intende quando si parla di meccanica strumentale? Il termine indica la fabbricazione di macchinari o impianti destinati ai processi dei diversi settori industriali. Un comparto dunque trasversale e molto variegato, suddivisibile in tre grandi categorie: macchinari di uso specifico, macchinari necessari (funzionali alla messa in moto di altre macchine) e macchinari autonomi (ad esempio utensili, forni, bilance). È in quest’ultimo segmento, che vale 250 miliardi di euro a livello mondiale, che l’Italia occupa la posizione di maggior spicco, con la quarta quota di mercato internazionale (7,6%). In particolare, il Belpaese è al secondo posto mondiale tra i produttori di macchine per il packaging (4,9 miliardi di euro) e al terzo nel campo delle macchine utensili (3,1 miliardi) e per la lavorazione di plastica e gomma (2,6 miliardi).

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Elevata eterogeneità dei prodotti, forte propensione all’export e dimensioni aziendali medie o piccole. Sono questi i cardini della meccanica strumentale italiana, settore strategico per l’intera economia visto che coinvolge il 6% delle aziende manifatturiere e il 12% degli addetti nell’industria. Ha sede in Italia un quarto delle circa 92mila imprese di meccanica strumentale attive in Europa, e circa un terzo di quelle nella fascia tra 10 e 19 dipendenti.
La fotografia del settore aiuta a capire quanto sia cruciale per tutto il tessuto produttivo italiano un’uscita rapida e incisiva dalla crisi economica innescata dalla pandemia, puntando soprattutto sui mercati esteri. Il Rapporto Export 2020 – Open (again) realizzato da Sace delinea un quadro in chiaroscuro per i prossimi mesi. Dopo il calo delle esportazioni del 13,3% nel 2020, è prevista una risalita del 9,6% (superiore al 9,3% di tutto l’export italiano) quest’anno, con una reattività anche superiore per i macchinari destinati a segmenti meno influenzati dall’incertezza della situazione sanitaria, come agroalimentare e packaging. La ripresa non sarà sufficiente a recuperare il terreno perso a causa della crisi: secondo Sace, il valore della meccanica strumentale venduta oltre confine nel 2021 toccherà gli 87,4 miliardi di euro, a fronte dei 92 del 2019.
Un modo per provare a accelerare? Puntare a sfruttare le potenzialità dei canali digitali, emerse in modo evidente in un periodo segnato dalle restrizioni ai contatti fisici. Secondo l’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, negli scambi interaziendali (B2B) l’export digitale nel 2019 ha rappresentato il 28% del totale. La meccanica strumentale arriva invece solo al 18% realizzato in digitale (con 15 miliardi di euro), mentre l’automotive arriva al 73% e il tessile-abbigliamento al 38%. Si tratta dunque di un terreno ancora poco esplorato e che potrebbe rivelarsi decisivo nei prossimi mesi.